dal 10 al 26 settembre 2004

La Seduzione

rassegna di musica, danza, arti visive e poesia

Villa Pisani
Biadene di Montebelluna (TV)

dal 10 al 26 settembre 2004

La Seduzione

rassegna di musica, danza, arti visive e poesia

Villa Pisani
Biadene di Montebelluna (TV)



Patrocini di: Regione Veneto, Provincia di Treviso e Comune di Montebelluna
Promotori TANTARTE
FONDAZIONE D’ARS – OSCAR SIGNORINI onlus
Sponsor CEV
PAGOTTO ARREDAMENTI
ROBERTA SCARPA
Curatori Arch. Nazzarena Landolina
Comitato scientifico Grazia Chiesa
Catalogo Ed. Zoppelli
Cura catalogo Arch. Nazzarena Landolina
Organizzazione TANTARTE
In collaborazione con:
Fondazione D’ARS – Oscar Signorini onlus
Progetto di comunicazione
e ufficio stampa
Ag. META
 
Allestimento Arch. Nazzarena Landolina

Presentazione
L’iniziativa di TANTARTE vuole promuovere l’incontro fra i linguaggi e le diverse espressioni artistiche dell’uomo mettendo a confronto le culture del mondo ed i differenti modi di intendere e di percepire la vita.  Un contributo per arricchire l’identità della comunità locale di nuovi apporti, nella certezza che l’apertura verso l’innovazione possa alimentare inediti scenari per l’evoluzione culturale, sociale ed economica di un territorio.
Dalla collaborazione tra TANTARTE e la Fondazione D’ARS nasce quindi la rassegna di musica, danza, arti visive, cinema teatro e poesia sulla seduzione, che vede come leitmotiv la contaminazione dei generi e la sperimentazione,  senza dimenticare le proprie radici remote e vicine. 
In funzione di ciò è stato scelto il tema  della seduzione perché , come scrive il filosofo RENZO MULATO nel catalogo della rassegna, “ i grandi artisti  del periodo romantico erano convinti che l’arte possedesse in sé il maximum della seduzione, poichè in ogni opera d’arte vi è una scintilla dell’infinito, ovvero di quella dimensione che dilata e dà il senso agli angusti spazi della esistenza”
La rassegna, negli spazi di Villa Pisani a Biadene di Montebelluna, presenta un calendario di appuntamenti  che il 10 settembre alle ore 18 prende il via, alla presenza delle autorità,  con l’apertura, nel teatro vecchio e nella sala esposizioni della villa, della mostra collettiva di arte contemporanea che presenta opere di R. Abate, S. Adams Nickerson, B. Brand, A. Buso, L. Celli, A. Favale, F. Fonzo, G. Lenti, E. Lizier, L. Longo, K. Löff, F. Massironi, E. Mazzucco, F. Stefanini, M. Walzer, V. Vanin
Una scelta eterogenea per provenienza, tecnica e poetica degli artisti che permette di valutare lo “stato dell’arte” in questo momento storico. Il pubblico potrà ammirare le opere esposte, per tutta la durata della rassegna, lungo un percorso che spazia dalla pittura alla scultura, ai mosaici, agli smalti a caldo su metallo e che narra l’avventura umana della creatività tra memoria e contemporaneità.
Alle ore 21, nella sala teatrale,  seguirà il dibattito, coordinato dal filosofo bellunese Renzo Mulato, dove saranno gli artisti stessi a parlare della seduzione insita nelle loro opere ed a fare un po’ il “punto” sull’arte.
Spettacoli ed incontri nella sala teatrale tutti alle 21 mentre sabato 11 e 18 e domenica 26 settembre si terrà, nella sala teatrale e nel salone d’onore alle 18, la presentazione e la proiezione dei film, in ordine: “Il pranzo di Babette”, “Chocolate” e “Vittel” sul tema della seduzione  della gola con  la degustazione dei vini di Bisol, gli assaggi di cioccolata della Dolceria di Amalia ed i trionfi di frutta della cucina di Crema.
Con gli spettacoli e gli incontri si parte sabato 11 con il giovane ma già affermato gruppo trevigiano di cabaret “Semi de Suca”  che ci presenta lo spettacolo: ”Sedurre: istruzioni per l’uso” con la regia di Davide Stefanato; si prosegue l’indomani con la serata sul teatro e la letteratura che verrà animata dalla presenza delle attrici Michela Cescon (giovane e straordinaria attrice trevigiana, è stata premiata come autentica rivelazione con il premio Duse e con l’UBU) e Lydia Alfonsi (attrice che, dal 1950,  calca le scene alternando la sua attività teatrale, sotto la direzione tra gli altri  di A. G. Bragaglia e  di  G. Strehler , con lavori televisivi – La Pisana – Mastro Don Gesualdo –Luisa Sanfelice – che la portano  alla popolarità ed alla ribalta internazionale e con lavori cinematografici l’ultimo dei quali è  “La vita è bella” di Benigni nel 1997.  Maschera d’argento nel 1963, segnalata nel 1970 come migliore attrice televisiva italiana dai critici francesi, nel 1984  Pertini le conferisce il titolo di “Ufficiale della Repubblica”). Interverranno inoltre  Stanislao Nievo (regista e scrittore ) e Giorgio Bordin (regista vicentino della compagnia teatrale “arti della rappresentazione”; gruppo che, dal 1982, presenta spettacoli di propria ideazione, spesso pezzi sperimentali legati a tematiche profonde come: il rapporto tra l’uomo ed il pianeta, l’analisi della diversità, la condizione della donna ) di cui il 25 va in scena la piece sperimentale “L’elefante e la fanciullaDedicato agli ultimi nomadi della terra con Jolanda Bertozzo, Anna Condorelli e Cristina Facco   che tratta della seduzione della natura e dell’appartenenza degli esseri umani alla grande madre terra narrando di un elefante che si perde nella giungla di cemento e di asfalto con una fanciulla.
Il 17 serata con il poeta e brillante intrattenitore Fabio Pusterla (vive tra Lugano e la Lombardia) presentato dal critico letterario Isabella Panfilo ( scrive sul  Corriere del Veneto, da anni tiene un appuntamento settimanale sulla poesia su Radio 24, è il referente  degli incontri di poesia di Palazzo Bomben, ha presentato moltissimi poeti e scrittori, ecc)
Per la danza e la musica  gli appuntamenti sono il 18 con Arabesque “I mille volti di Sharazade” della Exit Worldmusic Prodictions  che all’insegna della festa e della gioia coinvolge il pubblico con uno spettacolo che alterna musica, canto e danza intrecciando sonorità appartenenti al repertorio tradizionale della musica araba con sonorità e rimi occidentali ed utilizzando interventi coreografici della danzatrice Farida che esaltano la gestualità forte delle movenze orientali contemporanee; ed il 24  con il flamenco di Ana Bayer che intervalla la dissertazione dell’opinionista Stefano Zecchi e dello scrittore-regista Stanislao Nievo sulla seduzione amorosa come specchio della società contemporanea, sul tema letteratura-luogo ( progetto Parchi letterari) e sullo spazio ambiente africano (un ponte-presentazione allo spettacolo “l’elefante e la fanciulla” rappresentato il giorno successivo.
Il 19, con “Susanna al bagno: erotismo e seduzione nella pittura veneta del ‘500” lo storico dell’arte Eugenio Manzato ci guida in un percorso affascinante nel passato.
Incontro di chiusura il 26, con lo scrittore Manlio Brusatin e lo storico dell’arte Lionello Puppi, (talmente conosciuti da non aver  bisogno di presentazione) che disserteranno sulla creatività ed il gioco della seduzione spaziando da Casanova a Oscar Wilde.

Contributi


LA SEDUZIONE: COME MEZZO E COME FINE NELL’ARTE

Villa Correr Pisani, nella sua isolata bellezza non ancora completamente restituita alla visione e alla vita, si sposa, per un intero mese con questo tema, che da millenni appassiona l’arte e la cultura ma resta anche impalpabile ed indescrivibile essenza di fascino.
Forse per questa sua evanescenza incuriosisce che quale tema sfidi nei vari ambiti le nostre menti … e il nostro palato.
Occasione multipla e pervicace che vedrà la nostra splendida dimora Villa Correr Pisani, culla di questa rassegna musicale, teatrale,d’arte visiva e poesia, con il soave scenario di danza e cultura culinaria e del buon bere per il mese di Settembre 2004.
Grazie alla fondazione e al periodico D’ARS e a Nazzarena Landolina che ha scelto con l’Assessore De Bortoli questa villa adagiata ai piedi del Montello per rappresentare LA SEDUZIONE e a tutti i coraggiosi partner dedicati professionalmente alla ricerca e convinti da questa avventura nell’arte di sedurre.
A tutti grazie

IL SINDACO
Laura Puppato




LA SEDUZIONE

La rassegna intorno ed attorno alla Seduzione che l'amministrazione comunale di Montebelluna ha l'onore e il piacere di ospitare nell'articolazione laboratoriale del complesso di villa Correr Pisani, è un caso significativo e, per certi versi, eclatante di quanto sia mobile e in continua evoluzione, nella mentalità e nell'immaginario collettivo, la frontiera della polisemia.
A scorrere il Battaglia, benemerito, celebre e fondamentale dizionario della lingua, sembra che la seduzione e la pratica del sedurre abbiano un portato ancora essenzialmente morale; allontanamento dal bene e orientamento al vizio, arte dell'inganno e dell'istigazione, esercizio di convincimento e di persuasione a fini sessuali. Anche lo spazio, che pur si finisce per concedere, per la piacevolezza dei sensi prodotta dalla bellezza artistica o paesistica, o la capacità di suscitare sentimenti negli altri o per l'intensità con cui le opere d'arte colpiscono l'animo, anche tutto ciò, si diceva, ha il sapore dell'indennizzo e di una variazione possibile che non muta fondamentalmente il senso di una destinazione sedimentata. La questione, in realtà, va forse posta nel quadro ampio della dimensione del piacere, impulso che ha in passato sofferto come pochi. La stessa marginalità e poi successiva grandezza leopardiana nascono, per l'appunto, dalla persistenza secolare di un approccio di condanna morale solo di recente cassata o rovesciata nella retorica antitetica della ludica e nei suoi più superficiali caratteri (trasgressione): facce quindi di una stessa medaglia.
Seduzione piacere, ma seduzione anche, a monte, come desiderio. E allora, per rifarci a considerazioni più volte elargiteci, se nella seduzione erotica le trasparenze e l'apparire-svanire si contrappongono alla nudità del corpo nella sua naturalità estesa producendo il desiderio, ciò significa che la natura da sola e in assenza dell'artificio della trasparenza non è più, ahinoi, seducente. Aver ridotto la corporeità ad un'unica funzione, quella sessuale, è un tratto della modernità. E, come detto, anche della seduzione comunemente intesa.
Sarebbe quindi semplice dedurre da tali postulati la facile equazione in base alla quale la trasparenza sta alla nudità come la ricerca artistica sta all'arte commerciale, se non fosse che la la polivalenza primitiva di significati della corporeità che abbiamo irrimediabilmente perduto non può certo trovare riscontro nelle canzonette o nei filmetti. Quel che in questo crogiuolo di linguaggi e di sensi si presenta è invece la ricerca delle scene attraverso le quali l'arte s'incontra con la seduttività allo scopo, io credo, di farsi essa stessa seduzione. Del resto, un linguaggio estetico ancillare a ritualità così disgraziatamente rappresentate dall'oggettualità asessuata della produzione stilistica o, peggio, della raccolta differenziata dei mass-media, non avrebbe alcun senso e, evidentemente, spazio.
Onere e onore della frontiera artistica è, almeno da due secoli, quello di aprire, invece, sensi e spazi attraverso fughe in avanti e sfide nel vuoto dei riferimenti.
Nel nostro caso, le arti, nella loro accezione più ampia e generica, possono dunque utilmente perseguire un'azione di risarcimento: restituire i sensi perduti alla seduzione e, attraverso la loro costituzionale artificialità, rendere ai nostri impulsi, atrofizzati dai trend e dalla ripetitività rituale, l'emozione della possibilità di veder riapparire dal vero la natura più autentica della ricerca creativa.

L'ASSESSORE
Lucio De Bortoli




BELLEZZA, ARTE E TERRITORIO

Il territorio in cui noi esistiamo, abitualmente, è quella parte del pianeta che occupiamo fisicamente e dove viviamo, con salti esterni che chiamiamo viaggi e che possono diventare un tipo di “territorio abituale”, da saltatori frequenti.
Il territorio è tutto quel che ha relazione diretta con noi, luogo vestito di attrezzature stabili - chiamate città, mari, monti e via dicendo - e attrezzature mobili - chiamate gente , animali, lavoro e organismi vari. Nel e sul territorio scegliamo o subiamo quel che più ci serve per sopravvivere. Il modo che scegliamo è quell’apertura di estro che più ci attira. Le forme che lo contraddistinguono in modo brillante - per indole e non per necessità - noi le chiamiamo espressioni d’arte e bellezza.
Territorio, arte e bellezza. Rappresenta in pratica, amore a parte, il nostro luogo pratico di desiderio, quello che ognuno cerca a suo modo, accettando compromessi vari o addirittura rinunce - il che equivale ad una diminuzione del modo di vivere che abbiamo.
Così ognuno di noi forma il suo territorio vero, fisico e mentale, in cui vuole o accetta di stare. Ma quali sono i luoghi e i modi più ambiti, ordinariamente, per vivere? Ce ne sono tanti, alcuni quasi del tutto mentali, come biblioteche e musei per fare un esempio, teatri e vacanze.
Ma c’è un modo di unire tutto ciò in un ritmo attraente, dove quel che si è detto sopra diventa il nostro territorio, anche se conserviamo i luoghi di partenza e di arrivo negli stessi posti? Questo è il viaggio come esistenza, e chi lo fa estende a gran parte del mondo la sua casa. Arte, che nasconde cultura ed evoluzione, e Bellezza diventano allora le mete, o anche le fasi della propria giornata, lavoro, esistenza, e ne fanno il nutrimento profondo, possiamo dire del cuore con parola sufficientemente usata per intenderci.
Ecco, ho scelto da 50 anni di fare questo tipo d’esperienza. Attraverso le varie fasi di raccolta della memoria (giornalismo, fotografia, cinema, scrittura di racconti e poesia) personale nel contatto altrui ho praticamente vissuto e mi sono mosso sul territorio, alle latitudini più allargate. E qui brevemente vi elencherò quali sono stati i tre territori, fra le 90 e più nazioni visitate, che hanno rappresentato i più riusciti ed attraenti triangoli i cui lati erano Bellezza, Arte e Territorio.
Eccoli:
1) L’isola di corallo Aldabra nell’Oceano Indiano
2) Il fiume Sepik nella Nuova Guinea
3) La Cloaca Massima nel sottosuolo di Roma

Su ognuno dei triangoli scelti scriverò righe che ne riempiono i grandiosi e inconsueti cateti.

1) Aldabra

Oceano Indiano centro occidentale, 22 km x 10, abitanti: tartarughe giganti di terra, uccelli di mare (sule, fregate, ibis) e compagnia acquatica, un governatore – amministratore senza scarpe e un gruppo di pescatori di testuggini marine. Al largo balene e orche, in laguna pescicani e pesci corallini. Clima stupendo con qualche ciclone ogni 12 – 15 anni. Oltre le spiagge e i funghi corallini ci sono foreste di mangrovie che sono l’arte di natura che unisce il bosco e lo fa scorrere sul mare accogliendo su suolo pesci che respirano fuori dall’acqua, i perioftalmi.
La bellezza dell’isola lagunare è l’aspetto solare e lunare che ne accompagna l’esistenza quotidiana. E’ mare? è terra? No. E’ Aldabra.
Intorno, un paio d’isole a un giorno di distanza in motobarca. L’arte: solo la mano della natura che raggiunge, fra pesci che respirano aria e grandi funghi di corallo scavati dalle maree e dal fondo mobile d’oceano la mano maestra del creatore. Che a chi s’avventura sott’acqua mostra la tavolozza più varia di vita e colori.

2) Il fiume Sepik nella Nuova Guinea

Oceano Pacifico centro occidentale, nel nord della più grande isola abitata del mondo naturalmente ecumenico, con foreste fitte e fauna conseguente, ma scarso di proteine, il che produce un po’ di cannibalismo che intride le mitologie locali ed il senso artistico del sacro. Numerose lingue diverse in aggiunta testimoniano un’evoluzione diversificata che nell’arte lignea, pietrosa e dai colori splendidi offre un triangolo di bellezza selvaggia come poche altre regioni.
Discendere il fiume Sepik, o risalirne il corso, è affacciarsi ad una regione che non ha ancor oggi altro modo di essere realmente penetrata, accostando senso dell’occulto e sfociando in un’arte che ispirò i grandi artisti moderni occidentali, da Nolde, a Picasso, a Manzù.

3) La Cloaca Massima, nel sottosuolo di Roma

Questo fiume di rifiuti nella Roma antica e sotterranea è un luogo di antica presenza e di attuale abbandono, con un senso spontaneo di ritorno al nulla che lo riempie di fascino. E’ forse l’abbandono dopo un breve periodo trionfalistico di architetture e fregi che ne determina il carattere.
Forse i faraoni d’Egitto o gli aztechi del Messico hanno lasciato delle impronte, anche più vaste naturalmente, che ricordano i luoghi dove le viscere d’una città - che è la risoluzione unica su questo pianeta per dare accoglienza e vitalità a grandi masse di uomini - raccontano un momento di scura bellezza e d’arte ascosa del proprio territorio. Avendole accostate, conosciute per un breve periodo, sento in esse e specialmente nella Cloaca Massima un vaticinio del mondo quando la storia se ne è allontanata, lasciando un sussurro slabbrato, evocativo .

Stanis Nievo




“HOMO SAPIENS?”

Chissà se la specie dell’homo tecnologicus, in apparenza il padrone di questi nostri tempi, è in grado di riappropriarsi della memoria, delle proprie radici, remote e vicine. Se fosse in grado di farlo dovrebbe accorrere all’appuntamento di Villa Pisani.
Potrà scoprire che la vita non è riducibile a frammenti incomunicabili, dove ciascuno superbamente si sente un piccolo dio, ma si rafforza e muta nel confronto: dei linguaggi, delle esperienze, delle attività creative e sperimentali di uomini e donne che hanno per la differenza una spiccata propensione.
Forse potrebbe addirittura scoprire, nelle giornate di settembre, tra le proposte di TANTARTE, che il significato di alcune antiche parole può riacquistare il significato originario: è il caso della parola téchne, che nella radice greca esprime proprio il significato di arte, capacità creativa. Proprio quella di cui ha bisogno anche l’universo tecnologico, che nel frattempo si insinua silenziosamente e penetra seduttivamente tra di noi con le sue infinite antenne. O, forse, preso in qualche delirio di onnipotenza, non sentirà nemmeno il nostro richiamo?
Noi, che apparteniamo invece all’altra specie, quella dell’homo sapiens,siamo consapevoli che l’aggettivo che ci definisce ha almeno due significati: il primo allude alla sete di sapere e di conoscere che è la cifra di tutti gli uomini. Certe manifestazioni umane ci fanno spesso dubitare dell’assunto, ma Aristotele ne era così convinto da iniziare con tale espressione il testo della Metafisica. Il secondo significato allude invece alla esperienza estetica, dove i sapori, le esperienze sensibili, percettive ed intuitive, hanno un ruolo preponderante.
Il programma di TANTARTE ha l’ambizione di coniugare molti aspetti della produzione artistica e della esperienza estetica e sensoriale: non resta che essere presenti e viverlo pienamente.
Quanto alla seduzione ci limitiamo a ricordare che i grandi artisti del periodo romantico erano convinti che l’arte possedesse in sé il maximum della seduzione, poiché in ogni opera d’arte vi è una scintilla dell’infinito, ovvero di quelle dimensione che dilata e dà senso agli angusti spazi della esistenza. Per questa sottile via il desiderio di raggiungere la pienezza del senso della esistenza esercita il punto più alto di attrazione, quindi di seduttività: cosa dobbiamo ancora aggiungere ad una simile vertigine, nel caso in cui abbiamo avuto la ventura di farne esperienza?
Per prepararci convenientemente alle giornate di settembre suggeriamo una particolare strada.
Se desideriamo rievocare la esperienza di una seduzione riuscita possiamo rileggere il libro quattordicesimo dell’Iliade, un vero e proprio trattato sulla seduzione, con protagonisti Afrodite, Era, Zeus.
Se invece vogliamo essere cauti possiamo affrontare la amara esperienza del rifiuto e quindi conoscere l’intreccio di una seduzione mancata, che Platone narra nel Simposio, a proposito di un tentativo frustrato di Alcibiade nei confronti di Socrate.
Anche il testo biblico è una fonte inesauribile, a cominciare dal Cantico dei Cantici.
Naturalmente la contemplazione di un’opera d’arte che amiamo e che esercita su di noi un fascino irresistibile sarà il vademecum principe.

Renzo Mulato




IL TEMA DI SUSANNA AL BAGNO NELLA PITTURA VENETA DEL CINQUECENTO

La cultura umanistica porta nuove tematiche all'espressione artistica, così che nel Rinascimento si diffondono rappresentazioni di soggetti tratti dalla mitologia pagana e dalla storia antica. Alcuni episodi presentano una tematica squisitamente erotica: basti pensare agli amori degli dei (Giove e Danae. Diana e Atteone) alle rappresentazioni di Venere o a episodi storici particolari come il Ratto delle Sabine o Tarquinio e Lucrezia.
Le stesse sacre scritture offrono tuttavia spunti a soggetti più o meno esplicitamente erotici: se
Maddalena penitente nel deserto autorizza alla rappresentazione di una doniia seminuda col seno
affiorante tra i capelli fluenti, altri episodi permettono la rappresentazione esplicita di nudi femn1inili.. L'antico testamento offre due episodi in cui narra con chiarezza di donne nude: il primo riguarda uno dei personaggi più importanti della storia ebraica, e cioè Davide che si invaghisce di Betsabea scorgendola da una frnestra mentre, aiutata dalle ancelle, sta facendo il bagno.
Il secondo episodio offre addirittura risvolti "voyieristici" è quello di Susanna cne, in un afoso pomeriggio estivo, viene seguita di nascosto da due "vecchioni” fino alla sua casa, al fine di spiarla mentre si rinfresca nella vasca del giardino.
Se dell' episodio di Betsabea Paris Bordon ha dato un paio di versioni raffinatissime, più frequente è, nella pittura veneta, la rappresentazione di Susanna e i vecchioni: dalla versione casta e moralizzante del giovane Lorenzo Lotto a quelle eroticamente raffinate di Tintoretto e Pozzoserrato.
Nello studio lo aristocratico o nella camera da letto borghese Susanna poteva offrire le sue grazie all'ammirazione di giovani signori e attempati commercianti, giustificata dal fatto che l'evento che la riguarda è tramandato dalle sacre scritture.

Eugenio Manzato




LA LIRA DI ORFEO

Qualche tempo fa, ho accompagnato i miei figli in una piscina pubblica di un paesino di montagna. Di solito, trovo le piscine pubbliche squallidissime e tristi; ma quella particolare piscina era eccezionalmente bella, e pareva naturalmente posata in una splendida conca di prati. Era tardo pomeriggio, l'acqua era tersa e gelida, nessuno o quasi si bagnava; e il sole faceva risplendere la scena in modo quasi abbagliante. Ad un tratto, due rondini sono passate sopra la vasca; io le guardavo distrattamente, ma sono rimasto stupefatto nel vedere che il loro ventre era azzurro, di un azzurro meraviglioso e imprevisto. Solo dopo qualche istante ho capito che il ventre bianco delle rondini rifletteva l'azzurro dell'acqua sottostante.
   Pochi giorni dopo, ho rivisto un azzurro simile: nell'ombra di una porta socchiusa, sempre in alta montagna, una donna anziana contemplava come perduta i gesti di una piccolissima bambina, che doveva essere sua nipote; la piccola si alzava a stento in piedi, attaccandosi ad una staccionata; poi allungava la mano verso un ciuffo di aquilegia, strappava un fiorellino a forma di stella, violaceo e splendente, e lo alzava gridando in aria, ignara degli occhi azzurri e slavati della nonna che la seguivano, come dall'altra riva di un fiume.
    Da piccole, luminose immagini di questo tipo, lo sguardo  può essere attratto; dal nome di un fiore, aquilegia, l'immaginazione linguistica può essere accesa. (Non era forse un'aquila l'uccello intravisto il giorno prima volteggiare sulle rocce più alte? E non esiste forse un rapporto misterioso tra l'aquila, l'azzurro dell'acqua e il fiore d'aquilegia?) È da questa forma di seduzione che nasce, spesso, l'impulso poetico: qualcosa attira l'attenzione, spezza il consueto scorrere delle cose, sorprende la disattenzione di chi guarda senza vedere. Qualcosa seduce, si insinua, impone una sosta, una svolta; si abbandona il sentiero di ogni giorno, si entra in una prospettiva differente, da cui il mondo appare, per un breve istante, come nuovo e sorprendente.
    A partire da qui, qualche volta, si scrive. 
    Forse talvolta la lira di Orfeo ha davvero saputo commuovere gli animali e le piante e i recessi più cupi degli inferi, seducendo ogni cosa. Ma chi la suonava era a sua volta sedotto da un'assente Euridice; e quell'assenza seducente illuminava la realtà, facendo brillare ogni essere di luce interiore.

Fabio Pusterla




DELLA SEDUZIONE: LYDIA ALFONSI NELLA FIGURA DELLA PISANA

Condurre con sé un altro, l ‘amato, il pubblico, ma innanzitutto condurre se stessi verso un altro;in questa duplice funzione l’attore si identifica nel personaggio lasciandosi attrarre, se- ducere, nella sua orbita e al tempo conduce con sé il pubblico nel fascino di questa dimensione ;condurre se stessi verso e condurre con sé l’altro, la duplice e medesima funzione dell ‘attore .
Nella scena, siamo negli anni 60, una persona, Lydia Alfonsi, grande interprete del teatro,conduce se stessa all’interno del personaggio “ la Pisana”, in essa si fonde , dando forma ad un personagio cha apparteneva ad  una multitudine  di generazioni di lettori, i quali fronte alla scena, per la prima volta ,diventano spettatori del proprio immaginario; ma il risultato non era scontato, poichè il romanzo, nella lettura dei più, poteva offrire altri campi di immagine , altri riferimenti di identità possibili.
Sino ad allora, sino alla immagine filmica, lo spettatore , sedotto come il buon Carlino del romanzo  del Nievo, conosceva la Pisana, attraverso un pensiero linguistico,;di essa poteva non avere immagine, o possedere una immagine aniconica, ovvero indefinita sensorialmente ,
L a letteratura può vivere cosi’nel solo linguaggio,;anzi spesso le immagini possono tradire o perlomeno ridurre la ricchezza del racconto scritto
Ma , merito dell ‘attrice e della attenta regia di Giacomo Vaccari, merito anche del piccolo schermo , che unirà l’Italia degli umili e dei ricchi, per la prima volta un testo letterario autosufficiente, troverà un corpo concreto in grado di dare fisicità  alla figura della Pisana.
Quanto sino ad allora non consentiva la visione a distanza del teatro all’italiana, andavano allora d’ uso  piccoli binoccoli per avvicinare all’occhio dello spettatore l’immagine della scena, si rende possibile nella ripresa visiva del primo piano:i movimenti oculari, l’intensità dello sguardo, la profondità del respiro
Il pubblico, come il buon Carlino maturo , è sedotto dal fascino di queste dimensioni sensoriali che accompagnano, e spesso , come un antico manuale cinese di teatro, suggerisce , precedono la parola
Gli occhi e lo sguardo, il petto, ovvero la direzione ed il ritmo vitale del respiro seducono,conducendo inconsapevolmente l’attrice  nel personaggio, e lo spettatore nella attrice
Lo sguardo , inoltre, nel quadro della scena fissa , ben lontana  dagli effetti speciali tipici del film che verrà, consente allo spettatore di  vedere quello che la scena materialmente non può offrire,;lo sguardo è la scena e la sua trasformazione, noi spettatori vediamo, attraverso lo sguardo della attrice - Pisana ,il paesaggio e i mutamenti dell’orizzonte ottocentesco.

Lo schema nerurologico,comune a tutti, che connette le direzioni dello sguardo agli accessi sensoriali, (in alto le immagini, sull’ orizzontale i suoni, in basso le sensazioni), nella interpetrazione di Lydia, e nella cornice del piccolo schermo che raccoglie l‘attenzione di un intero paese, riaccende e moltiplica la fascinazione e seduzione, l’attrazione verso il personaggio, lo spettatore immagina ed ascolta con e attraverso l’immaginazione (seduttrice) dell’attore.

Torna in essere , attraverso il nuovo e piccolo media, (piccolo anche nel senso di diffondibile ovunque),quel teatro totale- corpo, volto, suono, parola-che era alle origini antropologiche del teatro ,sin dalla sua più lontana nascita,;anche , e non secondariamente, nella funzione di comunanza di un intero Paese.
Ma in particolare la seduzione dell ‘attore nel personaggio, avviene per vie inconsapevoli, prerazionali,  corporee, l ‘attrice  non guida deliberatamente lo sguardo verso…per ottenere un determinato effetto,non finge;ella  è lo sguardo che si muove,guidato dalla sovrapposizione e identificazione dei due, l’attrice ed il personaggio; ed è quanto il pubblico vede ed ammira ,a sua volta identificando l’una  nell’ altra, identficandosi in esse o in essa.
In realtà questo fluire fisico delle due identità nella stessa, cela una dimensione ulteriore della identità, una assenza nascosta nell ‘immagine,;qualcosa, qualcuno che non vediamo e la cui voce non sentiamo, ma che percepiamo con tutte le voci e le immagini delle nostre proiezioni di lettori accostandoci  o riaccostandoci all’opera letteraria di Ippolito  Nievo nelle “Confessioni di un italiano”, quando attraverso le parole, direbbe George   Gadamer,si riaccende la “vera presenza” ,quella Pisana che alberga dall ‘ottocento ad oggi nei ricordi di ognuno .
Credo ,con altri ,che questa identificazione o nascita di una “vera presenza”nella letteratura, nel cinema , nel teatro comprenda quel gioco di seduzioni che ci conducono tanto verso l’invisibile, il non ancora dato, o il trascorso, materializzando, meglio,  rendendo visibile ,nella scena interiore del pensiero sensibile, la nostalgia di ricordi  e desideri della assenza che appartengono alla consapevolezza dell’umano

Giorgio Bordin

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