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Renato Conte

Pittore | Italia

Quadro Clock
plexiglas LED
66x66 cm


Omaggio a Escher
fibre ottiche LED
70x60 cm


C’è vita?
fibre ottiche LED
46x46 cm
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Renato Conte

Pittore | Italia


Biografia


Renato Conte, classe ‘52, madre originaria della laguna di Venezia, studia al liceo scientifico “Giordano Bruno” di Mestre dove con un gruppo di amici sperimenta la pittura e la fotografia.
Laureato in ingegneria elettronica a Padova, con tesi su fibre ottiche e luce stellare, lavora per alcuni anni come ricercatore all’osservatorio astronomico di Padova Asiago interessandosi di ottica e di laser.
Nell’82 partecipa ad un corso-stage di olografia al Fortuny tenuto da Rudie Berkhout.
Nel ‘93 partecipa ad una collettiva di fotografia all’Endas di Mestre, dove già si nota la sua ricerca sugli effetti di luce; seguono altre collettive di pittura e fotografia, con un gruppo di sperimentatori, presso studi privati e alla Galleria Nuovo Spazio di Mestre nel ‘99.
Le prime opere con fibre ottiche vengono esposte nella saletta Cordella di Adria nel 2000.
Prima personale presso la sede dell’Alfa di Mestre nel 2002: presentazione critica della dot.ssa Francesca Brandes.
Personale, con l’uso di LED e Laser, presso il centro ricerche artistiche contemporanee e archivio d’arte contemporanea, mostra n. 245, presso lo studio “Verifica 8+1” nel Gennaio 2007.
Collettiva alla Torre di Mestre nel 2008.
Nel 2013 partecipa al progetto “Carpem Artem” promossa dalla Dott.ssa Giulia Jurinich, con incontri didattici presso il liceo classico di Mestre “Raimondo Franchetti” e mostra finale.
Personale “Geometrie illuminate” nel 2014 a Campalto, con le presentazioni critiche della poetessa Anita Menegozzo e dell’assessora alla cultura Tiziana Agostini.

“I quadri di luce di Renato Conte, a prima vista, hanno l’andamento dello scherzo, del gioco mentale. E’ un’impressione, tuttavia, che trae in inganno: di fronte a questi meccanismi visivi, tutti studiati sull’utilizzo delle fibre ottiche [ e altri materiali conduttori di luce ] (che ricordano solo nell’approccio metodologico le opere optical-cinetiche degli anni Sessanta e Settanta), ci coglie ben presto il dubbio che il concetto di “struttura” qui non denoti soltanto un fatto tecnologico-formale, ma soprattutto un evento concettuale da indagare. Il significante-la tramatura a fibre ottiche che percorre il campo visivo come una scarica di artiglieria leggera- è subito percepibile con tutta la sua luminosa fisicità, mentre il significato (meno evidente) pone alcuni interrogativi. Renato sembra perseguire la necessità di concretizzare la luce, di imbrigliarla, come se trattenesse nella mano la coda di una cometa. E’ il massimo ardire, in fondo poco tecnologico, fuori di ogni misura. Una sorta di pazzia deliberata. L’artista, però, non si ferma a questo: il suo è un dipingere (uso il verbo a ragion veduta, poiché la prospettiva è squisitamente pittorica, nonostante ogni apparenza) che tende a definire- con la luce stessa - un campo di forze contrapposte. Un’arte fisica, dunque, l’arte della luce come energia: quella che gli allievi di Thomas Wilfred chiamano lumìa, con un termine fatalmente magico.
Ecco perché Renato, a mio parere, si allontana dalla schiera di sperimentatori dei decenni trascorsi, spesso interessati al processo artistico solo per la sua connotazione di “opera aperta”. La figura di questo artista è piuttosto prossima alla formazione anarchica dell’amatore puro, che si affida alla propria personale ossessione tecno-creativa per ottenere dell’altro. Il lavoro di Renato, infatti, non perde mai l’innocenza della visione naturalistica. Il paragone con la musica non è incidentale. Se dovessimo individuare un episodio specifico, qualcosa che raffiguri con efficacia lo sgusciare della luce, trattenuta nel meccanismo dell’opera e poi liberata, lo troveremmo più facilmente nel mondo dei suoni, per quella comunanza di regola e di eccezione calibrata, per quell’alternarsi di ordine-disordine che il dettato musicale suggerisce. … E’ così che l’artista riporta l’attenzione al campo pittorico-sensibile, in cui la proposta di un mondo si pone prima di ogni espediente tecnico, di ogni programmazione. Come dire che, in arte, non è l’immagine della realtà (cioè la realtà presa alla lettera) che dà origine all’opera, quanto più probabilmente- la realtà dell’immagine.”
Francesca Brandes,
27 aprile 2000

Renato Conte è un ammaestratore di luce che esprime tutta la sua passione verso questo misterioso elemento ribelle. Nelle sue opere viene data particolare importanza alle curate cornici lignee, eleganti contenitori dentro ai quali le sue “pitture” luminose, realizzate utilizzando
materiali semplici, si esprimono in tutta la loro splendente bellezza.


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